La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
- Einstein
La crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della misurazione, va di pari passo, come è facile comprendere, con la crisi del determinismo e riguarda, oggi, l’insieme delle rappresentazioni del mondo
- Paul Virilio
“...une même ville regardée de différents côtés paraît tout autre, et est comme multipliée perspectivement”
- G. W. Leibniz

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

Silvia Malcovati

Nel 1984 il Deutsches Architektur Museum inaugurava a Francoforte con una mostra dal titolo: Die Revision der Moderne. Postmoderne Architektur 1960-1980, dedicata all’esplorazione dei percorsi di superamento degli “errori della modernità” e del razionalismo dogmatico. Nel 2004 lo stesso museo ha celebrato il ventennale della fondazione con una mostra dal titolo altrettanto significativo: Die Revision der Postmoderne, aprendo la discussione critica sulle sperimentazioni architettoniche del successivo ventennio, all’insegna della narratività, dell’ironia e della “fiction”.Tra queste due esposizioni le esperienze dell’IBA e della “kritische Rekosntruktion” di Berlino, hanno rappresentano il laboratorio di sperimentazione nella pratica delle diverse posizioni teoriche e metodologiche. L’idea di realismo in architettura si intreccia indissolubilmente e si sovrappone con questo dibattito, dalle prime formulazioni in Germania alla fine del XIX secolo, attraverso le posizioni del resalismo socialista degli anni ’30, fino al dibattito italiano degli anni Sessanta, in una molteplicità di declinazioni che hanno come denominatore comune, oltre l’ideologia, la realtà dell’architettura.

Franco Purini

All’interno dei vari linguaggi - artistici, sia scritti sia visivi, scientifici, e comunicativi - l’idea di realtà cambia notevolmente. Nell’intervento ci si interrogherà, dopo una breve esposizione di queste differenze, sul concetto di realtà in architettura. L’arte del costruire ha la particolarità di selezionare i suoi elementi dalla realtà fisica, compresa quella architettonica, al fine di dare vita a una nuova realtà. In sintesi nell’architettura la realtà si presenta  come un’entità duplice, nella quale l’interrelazione tra le due componenti non è un fatto scontato. Si tratta per questo di fare un’analisi sui meccanismi logici del progetto e della costruzione nell’intenzione di distinguere con una certa precisione le due forme della realtà confrontandole con alcune concezioni del realismo. Tale distinzione dovrebbe consentire alla cultura del progetto di esprimersi  con una maggiore chiarezza, raggiungendo in questo modo più facilmente i suoi complessi e spesso impliciti obbiettivi.

 

Ettore Rocca

Fino ad oggi l’architettura non è stata al centro degli interessi teorici di Maurizio Ferraris, e la distinzione documento-opera presente in Documentalità non mi pare abbia dato, almeno finora, nuove possibilità per comprendere l’oggetto architettonico. Nel discutere il carattere intermedio dell’architettura, né arte bella né arte meccanica, Charles Batteux a metà del Settecento scriveva che l’architettura meriterebbe dei rimproveri se vi comparisse il solo fine del piacere. Per Batteux nell’architettura il piacere deve “prendere il carattere della necessità stessa: tutto deve apparire per il bisogno”. Da qui vorrei partire per contribuire a comprendere il significato della nozione di bisogno per l’architettura, in una prospettiva che del nuovo realismo condivide quanto meno il fine illuministico.

Giovanni Durbiano

Mentre in molti, tra gli architetti, si interessano del realismo, già immaginando una solida  teoria sotto la quale riparare le proprie intenzioni autoriali, l’interesse maggiore dell’opera di Ferraris per i progettisti mi pare stia nelle tesi sulla funzione ontologica della documentalità.

Spostare l’interesse dal soggetto (l’architetto, inevitabilmente autore) all’oggetto della sua produzione, e cioè ai documenti di progetto (disegni tecnici, disegni seduttivi, testi, computi, autorizzazioni, timbri…) permette di liberarsi in una unica mossa di due pesanti fardelli: una tradizione culturale italiana divenuta tradizione stilistica, e una ineffettualità della prassi dell’architetto, che della prima è in parte conseguenza.

Renato Capozzi

Partendo dall’assunzione che “post-moderno” sub specie architecturæ, come in filosofia, è un tipico “concetto ombrello” con una densità amplissima di significati spesso antinomici – si pensi al nostalgico ritorno alle forme storiche in polemica col modernismo, all’ipertrofia tecnologica o alla riproduzione derealizzata di simulacri, di εἴδωλα informi, spesso mimetici delle forme naturali – si punterà a riconoscere nel “ritorno alla realtà” un superamento efficiente di tale declinante stagione. Il realismo per l’architettura deve necessariamente essere “positivo”, non conducendo pertanto all’accettazione dello staus quo e delle contraddizioni dell’architettura e città contemporanee, bensì, come ci avverte Antonio Monestiroli, alla ricerca della “essenza del reale” per opporsi e superarne le aporie. In tale ambito si segnala come uno dei rischi – all’interno del dibattito sul nuovo-realismo –risieda in senso neoconservativo nella riproposizione “eclettica” di forme e modelli consolidati e nel rifiuto della possibilità di costruzione adeguata della città aperta. Dopo aver declinato, per l’architettura, le note coppie oppositive moderno v/s postmoderno proposte da Ihab Hassan, nel perseguire un rinnovato rapporto con la realtà, si avanzerà, in termini progressivi, l’urgenza di compimento dell’interrotto “progetto moderno”.

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