La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
- Einstein
La crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della misurazione, va di pari passo, come è facile comprendere, con la crisi del determinismo e riguarda, oggi, l’insieme delle rappresentazioni del mondo
- Paul Virilio
“...une même ville regardée de différents côtés paraît tout autre, et est comme multipliée perspectivement”
- G. W. Leibniz

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

 

 

Contratto di Ricerca fra il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e la Cooperativa di Gestione del Centro Commerciale Le Vallette.

Responsabili scientifici: Prof. M. L. Barelli e Prof. P. Gregory. Collaboratori: Arch. M. Ramello, Arch. A. Seghesio, Arch. A. Depaoli, Arch. G. Stancato, A. Lotti.

Linee generali del progetto: lo spazio pubblico come “bene comune”

Le idee alla base del masterplan di progetto sono riassumibili nell’idea dello spazio pubblico come “bene comune” in cui le pratiche urbane siano in grado di sviluppare partecipazione, coesione e integrazione sociale. Si prospetta perciò una riqualificazione dell’intera area centrale delle Vallette che possa consentire nel tempo (e nello spazio) forme diverse di riappropriazionedinamica e progressiva, ovvero aperte a possibili nuove identificazioni collettive (in termini non solo fisico-funzionali, ma anche di governance) tali da garantire la promozione di uno sviluppo locale basato, innanzitutto, sulle energie sociali, culturali ed economiche del luogo.  Si tratta di innescare sul territorio nuovi spazi di “convivialità” riconquistati alla collettività attraverso processi in grado di combinare strategie bottom up e top down, nonché di mettere in rete politiche e interventi mirati e settoriali al fine di cogliere – nel vivo di processi differenziati e compresenti – le opportunità concrete di miglioramento delle condizioni in atto.

Nell’ottica del Progetto di QualificazioneUrbana (PQU) delle Vallette, lo scopo principale che il masterplan si pone è perciò quello di stimolare, suggerire, incentivare, diffondere un nuovo “senso” urbano che, mentre indirizza e guida la trasformazione dell’area centrale, ne costituisce al contempo la stessa base di partenza per la sua trasformabilità.   

Se, come sottolineava Lewis Mumford, la città è innanzitutto un’istituzione “politica”, nata con lo scopo di favorire l’interazione fra individui e gruppi e sviluppare e diffondere la cultura umana, obiettivo primario di ogni opera di riqualificazione o meglio di rigenerazione urbana (a intendere, per prima cosa, la capacità di auto-rinnovarsi) sarà promuovere l’idea di città che, richiamando Stefano Boeri (L’anticittà, 2011),  è innanzitutto “un principio d’intensità delle relazioni spaziali fra gli abitanti” legata più che alla densità e continuità dei volumi edilizi alle “pratiche dei soggetti”: “qualcosa di immateriale e aleatorio”, “un’idea condivisa, l’immagine di un luogo, la memoria collettiva di un’esperienza”. 

Su queste premesse si è sviluppato il masterplan, inteso nel suo carattere aperto e processuale: un “canovaccio” di relazioni da configurare nel tempo, basato sulla permeabilità dei suoi spazi e sull’intreccio di percorrenze funzionali e virtuali che non intendono addensarsi in un solo luogo privilegiato, bensì  diffondersi – anche con micro-interventi – sull’intera area centrale; in cui, perciò, il “vuoto urbano” -   oggi scarico di qualsiasi significato civico-sociale-relazionale - diventi in futuro un “pieno di senso”.

(P. Gregory, dalla Relazione di progetto)

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