La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
- Einstein
La crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della misurazione, va di pari passo, come è facile comprendere, con la crisi del determinismo e riguarda, oggi, l’insieme delle rappresentazioni del mondo
- Paul Virilio
“...une même ville regardée de différents côtés paraît tout autre, et est comme multipliée perspectivement”
- G. W. Leibniz

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

A. Sorrentino, "Ridis(e/o)gnare lo spazio in tempo di crisi: follia? Strutture alternative agli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)", Tesi di laurea Magistrale, Facoltà di Architettura, Sapienza Università di Roma, 28-01-2015.

Relatore P. Gregory

Presentazione

La tesi di Sorrentino dal titolo Ridis(e/o)gnare lo spazio in tempi di crisi: follia? è una tesi sperimentale che, appoggiandosi su una lunga analisi (basti vedere le note e la bibliografia, nonché le interviste effettuate nel tempo), cerca di individuare quali spazi siano possibili oggi per quei detenuti-malati di mente che si trovano ancora confinati negli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), la cui chiusura dovrebbe essere imminente (in realtà sarebbe già dovuta avvenire al 1° aprile 2014, poi nel 2015, nuovamente prorogata al 2017), essendo stata approvata nel gennaio 2012 dalla Commissione Giustizia del Senato dopo un lungo iter iniziato nel 2008.

Sulla storia degli OPG - che costituisce uno dei capitoli della tesi - non mi soffermerò. Basti solo ricordare che sui manicomi - e sui "manicomi criminali" nati subito dopo l'unificazione d'Italia - il neuropsichiatra Basaglia portò negli anni '60 una critica  precisa, affermando la necessità di chiudere i manicomi (od ospedali psichiatrici) quali luoghi istituzionalizzati. Nel 1978 la cosiddetta legge Basaglia chiuse definitivamente i manicomi, affidando competenze e responsabilità alle US locali e alle regioni e, sebbene non parlasse di OPG, ne influenzò alcuni cambiamenti: in particolare lo spostamento da luogo di detenzione a luogo di cura, di terapia riabilitativa.  Si dovrà attendere il 2008 per ottenere una profonda riforma dell'assetto giudiziario degli OPG, che trasferirà alle Regioni le funzioni sanitarie afferenti agli OPG;  ma di come debbano essere realizzate queste strutture nessun accenno.

Non mi soffermerò neanche sugli aspetti della proposta meta-progettuale che la tesi mette in campo;  vorrei però sottolineando l'urgenza che il laureando ha sentito di dare una nuova risposta - nei casi di malattie mentali e colpe meno gravi - per trasformare l'attuale marginalizzazione di queste strutture in una nuova opportunità  per i detenuti malati (con la cura e il reinserimento sociale) ma anche per la società in un nuovo e diverso scambio con l'alterità, attraverso la cooperazione.

Ciò che invece intendo evidenziare è non solo la struttura organizzativa della tesi,  che, attraverso analisi puntuali, interviste, letture, riflessioni, comparazioni con "progetti virtuosi" nel campo, tenta di definire un nuovo "spazio abitato che abita" - ovvero che si prende cura del malato detenuto o meno - ma l'orizzonte di senso più ampio cui la tesi sottende, partendo proprio dagli "ultimi" (i malati, i carcerati, diseredati, emarginati ..) e dai "margini" della città. Si tratta per Sorrentino di ragionare sul ruolo dell'architetto nella società, per "riportare l'architettura al grado e al degrado zero" capace di attuare/incentivare quel RITORNO che per Sorrentino è: ritorno dall'autoesilio biologico (che significa mettersi in contatto di nuovo con l'universo), dall'autoesilio sociologico (mettersi in contatto con l'altro) e dall'autoesilio psicologico (mettersi in contatto con se stesso). Tale ritorno - ci dice - si attua in tre momenti: abbattendo il muro per trasformarlo in soglia, risanando e incentivando le reti relazionali, sostituendo il concetto di spazio con quello di ecospazio.  La struttura che dovrà sostituire gli OPG - e che dovrà porsi in uno spazio di mezzo, in between, fra l'ospedale e il carcere - è la sfida che attraverso questi tre momenti la tesi pone: per rieducare, recuperare, reintegrare e curare i pazienti, i detenuti e i pazienti-detenuti che andrà  ad ospitare. 

Paola Gregory

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