La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
- Einstein
La crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della misurazione, va di pari passo, come è facile comprendere, con la crisi del determinismo e riguarda, oggi, l’insieme delle rappresentazioni del mondo
- Paul Virilio
“...une même ville regardée de différents côtés paraît tout autre, et est comme multipliée perspectivement”
- G. W. Leibniz

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

- Einstein

Maurizio Ferraris

 

Si direbbe che ogni stagione filosofica abbia avuto, nel Novecento, un corrispettivo architettonico, o viceversa. Nel caso del postmodernismo, l’architettura ha preceduto la filosofia. Nel caso italiano del debolismo è la filosofia che sembra avere ispirato l’architettura. Come stanno le cose per il nuovo realismo? E, indipendentemente da questioni di precedenza, quali sono le ragioni dell’alleanza o corrispondenza tra architetture e filosofie nuovorealiste?

Carlo Sini

Non c'è sapere che non si nutra della viva esperienza e la filosofia ne discute da sempre. Essa riflette sulla esperienza considerata sia dal punto di vista di una fenomenologia empirica (verità di fatto), sia dal punto di vista delle sue condizioni di possibilità (verità di ragione). La relazione intende svolgere alcune considerazioni legate alla situazione attuale della ricerca.

Franco Purini

All’interno dei vari linguaggi - artistici, sia scritti sia visivi, scientifici, e comunicativi - l’idea di realtà cambia notevolmente. Nell’intervento ci si interrogherà, dopo una breve esposizione di queste differenze, sul concetto di realtà in architettura. L’arte del costruire ha la particolarità di selezionare i suoi elementi dalla realtà fisica, compresa quella architettonica, al fine di dare vita a una nuova realtà. In sintesi nell’architettura la realtà si presenta  come un’entità duplice, nella quale l’interrelazione tra le due componenti non è un fatto scontato. Si tratta per questo di fare un’analisi sui meccanismi logici del progetto e della costruzione nell’intenzione di distinguere con una certa precisione le due forme della realtà confrontandole con alcune concezioni del realismo. Tale distinzione dovrebbe consentire alla cultura del progetto di esprimersi  con una maggiore chiarezza, raggiungendo in questo modo più facilmente i suoi complessi e spesso impliciti obbiettivi.

 

Ettore Rocca

Fino ad oggi l’architettura non è stata al centro degli interessi teorici di Maurizio Ferraris, e la distinzione documento-opera presente in Documentalità non mi pare abbia dato, almeno finora, nuove possibilità per comprendere l’oggetto architettonico. Nel discutere il carattere intermedio dell’architettura, né arte bella né arte meccanica, Charles Batteux a metà del Settecento scriveva che l’architettura meriterebbe dei rimproveri se vi comparisse il solo fine del piacere. Per Batteux nell’architettura il piacere deve “prendere il carattere della necessità stessa: tutto deve apparire per il bisogno”. Da qui vorrei partire per contribuire a comprendere il significato della nozione di bisogno per l’architettura, in una prospettiva che del nuovo realismo condivide quanto meno il fine illuministico.

Giovanni Durbiano

Mentre in molti, tra gli architetti, si interessano del realismo, già immaginando una solida  teoria sotto la quale riparare le proprie intenzioni autoriali, l’interesse maggiore dell’opera di Ferraris per i progettisti mi pare stia nelle tesi sulla funzione ontologica della documentalità.

Spostare l’interesse dal soggetto (l’architetto, inevitabilmente autore) all’oggetto della sua produzione, e cioè ai documenti di progetto (disegni tecnici, disegni seduttivi, testi, computi, autorizzazioni, timbri…) permette di liberarsi in una unica mossa di due pesanti fardelli: una tradizione culturale italiana divenuta tradizione stilistica, e una ineffettualità della prassi dell’architetto, che della prima è in parte conseguenza.

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