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Abstract

Il volume, esito di una ricerca pluriennale sviluppata all’interno della Sapienza Università di Roma, propone attraverso il concetto di Ri-Habitat una riflessione critica sulla questione della rigenerazione urbana dei quartieri di edilizia pubblica costruiti negli anni’50, con particolare riferimento alla città di Roma.

Inserendosi in un filone di riflessione che ha prodotto negli ultimi 25 anni esiti progettuali significativi e alimentato un intenso dibattito sulle forme contemporanee dell’azione amministrativa, alimentata spesso da iniziative bottom-up, la scelta del termine Ri-Habitat intende non solo sottolineare l’esigenza di una ri-abilitazione del patrimonio residenziale pubblico esistente, ma anche orientare lo sguardo verso un habitat capace di rigenerarsi secondo una visione olistica, che propria delle scienze bio-eco-logiche e in linea con il concetto di “qualità urbana” espresso dall’Unione Europea, sia in grado di incentivare benefici al sistema nel suo complesso. Di qui il principio di “riqualificazione sostenibile” che, pur prossimo a quello di rigenerazione urbana, intende lasciare sullo sfondo la questione dell’efficienza economica, talvolta scarsamente bilanciata rispetto alle problematiche sociali e culturali di un territorio.

Del resto aver lavorato all’interno dell’Università, affiancando all’attività di ricerca workshop, tesi di laurea e corsi didattici, ha dato al team una certa autonomia, mentre la scelta di operare all’interno di quartieri realizzati nei primi anni’50 dall’INA Casa e dall’UNRRA Casas ha inteso approfondire, con uno sguardo attento alle porosità dell’esistente, un periodo particolarmente felice della ricostruzione post-bellica, caratterizzata da una grande sperimentazione e qualità degli insediamenti. La conoscenza storica e attuale di questi contesti, affidata in larga parte ad analisi dirette per comprenderne le dinamiche in atto e dalle quali appare evidente sia l’elevata identità dei luoghi, sia il degrado fisico e sociale legato a processi di marginalizzazione e talvolta di stigmatizzazione, ha costituito la base del lavoro, al quale si sono affiancate tematiche più ampie – sulla sostenibilità degli interventi, sulla qualità del paesaggio urbano inteso come “bene comune”, sulle strumentazioni legislative attuali – per indicare il complesso delle problematiche presenti rispetto alle quali poter costruire un orizzonte di possibili strategie critiche e  operative.